Il tempo nell'infertilità e l'emergenza sanitaria Covid-19
- Dott.ssa Moretti

- 9 apr 2020
- Tempo di lettura: 7 min

Il tempo, per una coppia che ha difficoltà a concepire il proprio bambino e si sottopone ai trattamenti di fecondazione assistita, ha un valore inestimabile è il nemico contro cui combattere che, incombe e fa sentire il suo peso attraverso la paura e l’angoscia. Inizialmente si tenta di viverlo come un alleato, quando si fanno i primi tentativi di concepimento, per non farsi prendere dall’ansia che sarebbe controproducente, “non ci pensare” dicono…
Poi, però, il tempo che passa inizia ad essere tanto, visto che non dovrebbe essere così difficile concepire un bambino… e allora incombe la preoccupazione che ci sia qualcosa che non va.
Inizia il tempo delle visite mediche, degli esami diagnostici e, infine, quel tempo che si ferma quando si riceve la diagnosi dell’infertilità e la paura di non riuscire a concepire il proprio figlio, assale, sovrasta. Inizia la corsa contro il tempo speso a cercare e intraprendere soluzioni al problema, per non sentire quanto faccia male l’idea di non riuscire ad abbracciare il proprio figlio, si corre per raggiungerlo.
Inizia, quindi, il tempo della Pma, un tempo spesso percepito come lungo: i tempi delle stimolazioni, quello del pick-up, l’attesa del suo esito, quello del transfer, i 15 giorni del transfer e di nuovo l’attesa… se prima il tempo era tollerato perché si stava facendo qualcosa di concreto per risolvere il problema, ora si deve stare fermi e attendere che quella natura, quel corpo, che hanno tradito inizialmente, ora si decidano a cooperare per consentire all’embrione di attecchire, e al proprio utero di divenire una culla. Tutte le emozioni che erano state messe a tacere dalla diagnosi ricompaiono nei giorni seguenti il transfer. L’ansia la fa da padrona, si è perso nuovamente il controllo perché si è fermi, la paura di non concepire riemerge e… spesso i primi tentativi falliscono. Segue il tempo del dolore, ma non c’è tempo per il dolore, ricomincia la corsa frenetica verso un altro tentativo e un altro ancora e ancora altri fallimenti. Il tempo è di nuovo un nemico, passano gli anni, l’età avanza, e le possibilità sembrano ridursi. La paura che la medicina non sia una soluzione, il peso dei fallimenti e quelle braccia vuote ora, e la paura che lo resteranno inchiodano. Spesso a questo punto si chiede aiuto per ritrovare la forza di proseguire o quella di fermarsi ma questa riflessione non deve occupare molto tempo si deve decidere in fretta, per smettere di soffrire. Sono passati anni dal primo transfer e l’età non aiuta…
A tutto ciò oggi si aggiunge l’ennesima battuta d’arresto imposta dalle misure protettive adottate per affrontare l’emergenza Covid-19. Poiché non si conoscono i rischi, non si conoscono gli effetti del virus in fase iniziale di gravidanza sia per la madre che per il nascituro è bene dunque evitare che le pazienti possano trovarsi, in caso di contagio, in gravidanza, con la necessità di compiere complesse decisioni terapeutiche e diagnostiche.
A eccezione dei trattamenti non differibili (i cicli con stimolazione già iniziata e le attività di crioconservazione della fertilità in pazienti oncologici/oncologiche) è dunque sospesa l’attività di Procreazione Medicalmente Assistita per i seguenti motivi:
Contenere il rischio di contagio evitare lo spostamento delle persone e l’accesso alle strutture cliniche.
Non contribuire a determinare alcuna situazione che possa rendere necessario l’accesso al Pronto soccorso o il ricovero ospedaliero dopo un ciclo di PMA. Questo riduce i rischi che si debbano utilizzare posti letto ospedalieri, sale chirurgiche o terapie intensive per eventuali complicanze legate al concepimento assistito, a vantaggio della gestione dei pazienti con COVID-19.
Durante l’attesa che sia possibile ripartire con le procedure di fecondazione assistita è probabile che ricompaiono paure, soprattutto in merito all’età che avanza, e che il desiderio svanisca definitivamente, la rabbia e il dolore; ansie ed angosce messe a tacere dalla programmazione degli interventi.
Il tempo torna ad essere un nemico. È possibile però utilizzare questo tempo come un alleato per curare finalmente la ferita che ha procurato sapere di non poter avere un figlio, gestire le paure che emergono e che possono sovrastare sotto forma di crisi di ansie o depressive, con conseguente aumento dello stress già esistente e che, se non ben gestito, rischia di riflettersi sul corpo e compromettere le future procedure di fecondazione assistita.
È possibile utilizzarlo per richiedere consulenze online con i medici che si mettono a disposizione per ottenere informazione e rassicurazioni alle proprie paure in merito.
Prendetevi del tempo per prendervi cura di voi per ripartire con più forza. Per versare quelle lacrime trattenute, quelle pause gridate dal corpo, quando si va contro sé stessi per quella pausa che il tempo che corre impedisce di prendersi.
Il tempo, per una coppia che ha difficoltà a concepire il proprio bambino e si sottopone ai trattamenti di fecondazione assistita, ha un valore inestimabile è il nemico contro cui combattere che, incombe e fa sentire il suo peso attraverso la paura e l’angoscia. Inizialmente si tenta di viverlo come un alleato, quando si fanno i primi tentativi di concepimento, per non farsi prendere dall’ansia che sarebbe controproducente, “non ci pensare” dicono…
Poi, però, il tempo che passa inizia ad essere tanto, visto che non dovrebbe essere così difficile concepire un bambino… e allora incombe la preoccupazione che ci sia qualcosa che non va.
Inizia il tempo delle visite mediche, degli esami diagnostici e, infine, quel tempo che si ferma quando si riceve la diagnosi dell’infertilità e la paura di non riuscire a concepire il proprio figlio, assale, sovrasta. Inizia la corsa contro il tempo speso a cercare e intraprendere soluzioni al problema, per non sentire quanto faccia male l’idea di non riuscire ad abbracciare il proprio figlio, si corre per raggiungerlo.
Inizia, quindi, il tempo della Pma, un tempo spesso percepito come lungo: i tempi delle stimolazioni, quello del pick-up, l’attesa del suo esito, quello del transfer, i 15 giorni del transfer e di nuovo l’attesa… se prima il tempo era tollerato perché si stava facendo qualcosa di concreto per risolvere il problema, ora si deve stare fermi e attendere che quella natura, quel corpo, che hanno tradito inizialmente, ora si decidano a cooperare per consentire all’embrione di attecchire, e al proprio utero di divenire una culla. Tutte le emozioni che erano state messe a tacere dalla diagnosi ricompaiono nei giorni seguenti il transfer. L’ansia la fa da padrona, si è perso nuovamente il controllo perché si è fermi, la paura di non concepire riemerge e… spesso i primi tentativi falliscono. Segue il tempo del dolore, ma non c’è tempo per il dolore, ricomincia la corsa frenetica verso un altro tentativo e un altro ancora e ancora altri fallimenti. Il tempo è di nuovo un nemico, passano gli anni, l’età avanza, e le possibilità sembrano ridursi. La paura che la medicina non sia una soluzione, il peso dei fallimenti e quelle braccia vuote ora, e la paura che lo resteranno inchiodano. Spesso a questo punto si chiede aiuto per ritrovare la forza di proseguire o quella di fermarsi ma questa riflessione non deve occupare molto tempo si deve decidere in fretta, per smettere di soffrire. Sono passati anni dal primo transfer e l’età non aiuta…
A tutto ciò oggi si aggiunge l’ennesima battuta d’arresto imposta dalle misure protettive adottate per affrontare l’emergenza Covid-19. Poiché non si conoscono i rischi, non si conoscono gli effetti del virus in fase iniziale di gravidanza sia per la madre che per il nascituro è bene dunque evitare che le pazienti possano trovarsi, in caso di contagio, in gravidanza, con la necessità di compiere complesse decisioni terapeutiche e diagnostiche.
A eccezione dei trattamenti non differibili (i cicli con stimolazione già iniziata e le attività di crioconservazione della fertilità in pazienti oncologici/oncologiche) è dunque sospesa l’attività di Procreazione Medicalmente Assistita per i seguenti motivi:
Contenere il rischio di contagio evitare lo spostamento delle persone e l’accesso alle strutture cliniche.
Non contribuire a determinare alcuna situazione che possa rendere necessario l’accesso al Pronto soccorso o il ricovero ospedaliero dopo un ciclo di PMA. Questo riduce i rischi che si debbano utilizzare posti letto ospedalieri, sale chirurgiche o terapie intensive per eventuali complicanze legate al concepimento assistito, a vantaggio della gestione dei pazienti con COVID-19.
Durante l’attesa che sia possibile ripartire con le procedure di fecondazione assistita è probabile che ricompaiono paure, soprattutto in merito all’età che avanza, e che il desiderio svanisca definitivamente, la rabbia e il dolore; ansie ed angosce messe a tacere dalla programmazione degli interventi.
Il tempo torna ad essere un nemico. È possibile però utilizzare questo tempo come un alleato per curare finalmente la ferita che ha procurato sapere di non poter avere un figlio, gestire le paure che emergono e che possono sovrastare sotto forma di crisi di ansie o depressive, con conseguente aumento dello stress già esistente e che, se non ben gestito, rischia di riflettersi sul corpo e compromettere le future procedure di fecondazione assistita.
È possibile utilizzarlo per richiedere consulenze online con i medici che si mettono a disposizione per ottenere informazione e rassicurazioni alle proprie paure in merito.
Prendetevi del tempo per prendervi cura di voi per ripartire con più forza. Per versare quelle lacrime trattenute, quelle pause gridate dal corpo, quando si va contro sé stessi per quella pausa che il tempo che corre impedisce di prendersi.
Scrive Raffaella Clementi: "Anche i contraccolpi delle terapie sono duri da sopportare. Trattasi non solo di gonfiore e di ritenzione idrica ma di vere sindromi depressive e attacchi di ansia. Ti scendono giù i lacrimoni… bene inteso questo non capita di fronte ad eventi tristi tutt’altro. Capita all’improvviso, senza motivo apparente. Ti senti scomoda in un corpo che senti meno tuo. Ti tocchi la pancia accarezzando i punti in cui vengono effettuate le iniezioni e le fai forza: “ Fai la brava passerà lo stiamo facendo per accogliere il nostro sogno"
Se sentite che tutto questo vi sovrasta che i pensieri, l’inquietudine la rabbia, le loro conseguenze sul rapporto di coppia non sono più gestibili, e, quindi, di avere bisogno di un supporto psicologico, contattate uno psicologo. Potete sia recarvi presso lo studio di uno psicoterapeuta in quanto rientra tra gli spostamenti autorizzati per motivi di salute, sia richiedere una consulenza online.
Io ci sono! Se avete bisogno potete contattarmi ai seguenti riferimenti:
Dott.ssa Valentina Moretti
3381428250
per consulenze online utilizzo il programma skype



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